Perché si chiama così?

Il nome di questo show nasce da una considerazione molto semplice: non è l’assenza di competenze in senso stretto il dramma vero della politica contemporanea, quanto più l’assenza di personalità politiche pensanti, in grado di pensare per davvero e di avere un pensiero proprio che possa guardare e portare oltre. La politica non è mero tecnicismo così come non è solo visione, ma l’assenza di titoli in politica è vecchia quanto la politica stessa (non è l’esaltazione dell’ignoranza, sia chiaro). Il competente non dà più garanzie del militante solo perché competente (proprio perché non siamo in sala operatoria, dove il conseguimento continuo di titoli determina l’affidabilità del chirurgo che sviluppa abilità pratiche); allo stesso modo non è la capacità di azzeccare uno slogan che fa di un politico un politico capace, ma è il suo background che poi esce fuori – se c’è – alla prova dei fatti.

Il dramma reale è l’assenza di militanza partitica – che prescinde chiaramente dalla partitocrazia -, dunque la formazione culturale e politica del politico. Una laurea in giurisprudenza non fa di base un buon guardasigilli (Bonafede) così come l’assenza di competenze specifiche (Mastella è laureato in filosofia). E’ l’essenza politica dell’uomo politico che fa il buon politico (detto questo, le competenze sono importantissime specie nei settori chiave dei governi, delle amministrazioni, delle società ecc). E oggi ci ritroviamo proprio in questa situazione di polarizzazione estrema, dove da una parte ci sono i competenti che sottolineano la pericolosità di non avere competenze e dall’altra gli incompetenti che ricordano ai competenti come abbiano fallito miseramente quando hanno messo in campo le loro competenze. Un gioco al massacro che non fa bene a nessuno e porta a una distinzione netta e troppo semplicistica – dunque controproducente – tra i fantomatici competenti e i non competenti, i laureati e i non laureati, i ricchi e i poveri e via discorrendo.

La realtà è che siamo per l’appunto vittime dello zerodominante, di uomini e donne, di ogni estrazione politica, privi di visioni, idee, pensieri. Lo zero al potere, l’inconsistenza sopra di noi. E lo zero al potere non è figlio dell’assenza di competenze in senso stretto bensì dell’assenza di statisti (e badate bene: esistono le scuole di formazione politica, ma non quelle per statisti).